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mercoledì 5 marzo 2014

Smeraldo

L'opaco discende
la montagna,
si sofferma
sul finire del mattino.

E' una piaga solitaria
la mia.

Una di quelle
in cui
amalgami te stesso
nella speranza
di non essere
labile.

Prosciugo il suo
letto di foglie verdi,
spalmo il suo olio
sulle gengive.
Genera
polluzioni mentali,
stelle artificiali
lanciate in quel
vischio palpitante.

E tutto finisce
in un sipario
senza ritorno.
E io rimango lì,
in ginocchio,
con le mani fra
i capelli.
Aspettandola
come un'antica
gioia
senza eternità.

"Gli spicchi di mela sono frammenti che il Bruco dimentica nelle sue gallerie. Qualche volta marciscono, qualche volta vengono ritrovati e altre volte si perdono per strada".

Recensione: Tim Burton - Big fish

Big fish è uno di quei film che bisogna vedere almeno una volta nella vita. Io l'ho trovato andando a spulciare la biografia di Tim Burton - scomprendo, tra l'altro, che è tratto dall'omonimo romanzo di Daniel Wallace - e ne sono rimasto a dir poco folgorato


Trama: Questo film narra la storia di Edward Bloom, un padre e un marito di famiglia che ama raccontare il proprio vissuto mischiandolo alla sua fervida immaginazione.
Si passa dall'amico gigante - alto quasi cinque metri - a una strega con l'occhio di vetro, fino ad arrivare alla guerra e al leggendario pesce che nessuno può catturare.

Analisi: E' un film per tutti, su questo non ci sono dubbi. E a guardarlo bene, solo un regista così incline alle favole poteva girarlo.
Edward Bloom, interpretato da un eccellente Ewan McGregor (Trainspotting) ci porterà con lui in un viaggio alla scoperta del suo modo di vedere il mondo, quello che usano i bambini per intenderci, a testa in giù.
Ciò che emerge dai suoi racconti, però, è proprio la realtà: Edward Bloom racconta le sue esperienze, il modo in cui conquistò sua moglie fino alla nascita di suo figlio - le uniche due persone che nei suoi racconti rimangono totalmente reali - in maniera fantasiosa, come in una sorta di realismo magico o di viaggio onirico.
Un po' come quando si sogna: le azioni sono immaginarie, fantasiose, ma ricordano da vicino ciò che viviamo, proviamo e pensiamo.
E al centro di ogni cosa rimane il romanticismo, l'amore.
Il senso del film è proprio questo: l'amore rende reale qualsiasi cosa. E' uno dei tanti messaggi. Guardare al di fuori di noi sempre con gli occhi di un bambino, non lasciare che la fantasia scompaia nei problemi di lavoro, nello stress e nella routine. 
Per certi versi, lo stile ricorda da lontano un altro film, Vita di Pi. 
Il concetto di racconto e di raccontare assume un valore supremo, più importante della storia stessa. La vita è interessante - senza dubbio - ma la nostra mente, la nostra forza immaginifica, può renderla unica.

Non lo trovo un film drammatico. 

Al contrario, paradossalmente è in grado di narrare il concetto di esistenza per ciò che è: una lunga favola nella quale ognuno di noi è protagonista.


martedì 4 marzo 2014

Eros e Thanatos

È ancora lì quella stronza. Ancora lì a darsi da fare con quello scemo, mentre io devo starmene chiuso in questa stanza a nutrirmi del suo odore e dei suoi ricordi. Ormai sono tre settimane che ci esce.
Perché non mi considera? Dov'è che sbaglio?
Certo, non sarò un modello o un facoltoso uomo d'affari, ma lei è così giovane e io tremendamente assuefatto.
La conosco da una vita eppure, nonostante i nostri occhi si siano incrociati innumerevoli volte, non sono mai riuscito a penetrarli.
Preferisce la compagnia di quella specie di eunuco alle follie di un romantico come me.
Penso a lei, tutte le notti, in questa stanza. Non riesco a decifrare la percezione che nutro per il suo corpo.

Percorro il corridoio che porta al bagno. Le riviste porno le nascondo nel solito posto, all'interno dello scarico del cesso.
Quelle non osano tradirmi, mai.
Certo, di donne qui ce ne sono per tutti i gusti, ma la mia mano segue le sinuosità delle sue cosce. Cazzo, non riesco a togliermela dalla mente.
Quel patetico "ciao" prima di uscire, quel sorriso confezionato.
Giuro che quando torna l'ammazzo. Si! Così sarà solo mia, per sempre. Non mi frega di finire in galera e nemmeno cosa penseranno i miei di tutta questa storia.
Così voglio vedere chi ricatta, voglio vedere con quale scusa cercherà di frenare i miei istinti. Per quelli ormai non esiste controllo.
Ed è sempre stato così; io, lei, le giornate passate a letto.
- Se provi a fare il furbo lo dico a tutti, chiaro?
Sempre la stessa frase. Lo stesso gioco di parole e catene mentali. E' troppo piccola per me, questo lo so. Forse ho sbagliato, non dovevo lasciarmi andare in quel modo.

Non mi serve molto per macchiare di bianco le riviste che reggo sulle gambe. Le richiudo senza pulirle e mi tiro su i jeans. Non mi lavo nemmeno le mani. Non lo faccio mai.
Ogni sera, di solito, mi faccio una sega e le rifilo la mia poltiglia bianca fra il secondo e il dessert. Tanto non se ne accorge.
Tra pochi minuti sarà di ritorno, meglio prepararmi, la casa è vuota.
Mi affaccio alla finestra e osservo quella maledetta cinquecento parcheggiare davanti al viale. Da quando la vedo salire su quella scatoletta - quasi tutte le sere - odio il colore blu.
Pochi minuti dopo suona il citofono, è lei.
Apro senza risponderle e lascio la porta aperta. Assaporo ogni rumore che emette; dal cigolio fino ai suoi passi sul parquet.
- Ehi Robi, sei in casa?
Non le rispondo. Attendo dietro la porta della mia stanza. In silenzio. Lei la sorpassa lentamente e io sbuco subito dopo dalla soglia, afferrandola per i capelli.
La frenesia aumenta, le mascelle si serrano.
La mia mano libera aderisce alle labbra, sigillandogliele per sempre.
La trascino verso il bagno, il luogo più vicino. Sento l'odio vibrare attraverso le mie braccia.
Sbatto con forza la sua faccia sul bordo del lavandino. Una volta, due. Alla terza un rigagnolo vermiglio inizia a sgorgare dal suo naso. Continuo, non riesco più a fermarmi.
Le sue ginocchia cedono. Nel riflesso dello specchio vedo il suo sorriso spezzarsi sotto i miei colpi.
La lascio cadere sul pavimento. Un minuto dopo mi ricordo di respirare. Deglutisco l'aria viziata dai suoi odori. La divorerei se potessi.
Mi inginocchio. Ascolto gli ultimi battiti. Il suo respiro tramutato in piccoli rantoli soffocati. Avvicino le mie labbra al suo orecchio, le scosto delicatamente le ciocche bionde insanguinate.
- Visto sorellina? Te l'avevo detto che prima o poi l'avresti pagata.

"La grotta degli incubi è la fine di un tunnel nel quale il Bruco cataloga e ripone tutti quei sogni in cui la pace e la serenità sono bandite per legge".

Chiedilo alle stelle

Chiedilo alle stelle
che giorno è.
Io ho smesso di guardarle
da quando ho iniziato
a camminare.

Non è solitudine,
né vuoto.
Sono solo così stanco.

Mi piacerebbe
dimenticare il mio nome.
Arrotolare il passato
in un sacco di lana
calda
e nasconderlo
in fondo
all'armadio
delle favole.

Prenderei volentieri
una siringa
assieme a te.
Ma non ho mai capito
come si fa.

Tra il mio sangue
e il tuo piscio
riuscirei a vomitare
tutti quegli arcobaleni
che non sono stato
in grado
di mostrarti.

Si, chiedilo alle stelle
come mi sento.
Loro brillano
e io le invidio
perché,
nonostante tutto,
non sanno cosa sia
un sorriso.

"Gli spicchi di mela sono frammenti che il Bruco dimentica nelle sue gallerie. Qualche volta marciscono, qualche volta vengono ritrovati e altre volte si perdono per strada".

domenica 2 marzo 2014

Recensione: Adrian Lyne - Allucinazione perversa - Jacob's Ladder

Questo film mi ha attratto non tanto per la trama, quanto per il ruolo che hanno i sogni - se così possiamo definirli - nella mente del protagonista.
Inutile dirlo, al Bruco piacciono certi film.



Trama: Il film narra la storia di Jacob, un reduce della Guerra del Vietnam laureato in filosofia che, una volta tornato dal conflitto, decide di smettere di pensare e intraprendere il lavoro di impiegato alle poste.
Divorziato dalla moglie Sarah, il loro matrimonio è stato portato alla rottura dalla morte del figlio Gabe, ucciso da un automobilista.
Jacob intraprende una nuova relazione con Jezebel e ricomincia a vivere una vita tranquilla. Un giorno, però, inizia ad avere strani flashback della guerra e, assieme a quelli, inquietanti allucinazioni di demoni e mostri.
Contemporaneamente il governo americano comincia a perseguitarlo, nel tentativo di fargli chiudere la bocca sugli avvenimenti relativi alla Guerra del Vietnam. Jacob decide allora di riunire alcuni commilitoni reduci anche loro dal conflitto e di contattare un avvocato per far luce sul'accaduto. Senza alcuna spiegazione, sia i compagni che l'avvocato, dopo un primo riscontro positivo, decidono di lasciare perdere, abbandonando Jacob ai propri demoni. Poco dopo viene contattato da un chimico: un'ex hyppie che cucinava Lsd ed era stato costretto dal governo statunitense - pena la galera - a produrre una droga, definita da lui stesso la Scala, in grado di rendere i soldati delle vere e proprie macchine da guerra senza umanità. Il chimico gli spiega ogni cosa e Jacob cade nello sconforto, perseguitato dalle visioni.
E' il suo fisioterapista, Louis, a regalargli l'unico spiraglio in grado di farlo tornare in sé. Louis spiega al protagonista il suo punto di vista sui demoni tramite la teoria di Eckhart, facendogli capire che è lui stesso a non voler lasciare andare la parte oscura di sé, le sue colpe e i suoi errori. E che questa sua scelta si tramuta in demoni e mostri.

Analisi: E' un film piuttosto biblico.
La moglie Sarah rappresenta il bene con i suoi capelli biondi, mentre Jezebel con i suoi - scuri - il male. Louis, il fisioterapista che arriva sempre nel momento del bisogno, viene definito da Jacob stesso il suo angelo custode.
Un film onirico, questo di Lyne, che esplora i risvolti e le ipotesi sul principio stesso della morte.
Qui non rappresenta una fine, rappresenta un purgatorio. Siamo noi a deciderne la scadenza. Siamo noi a decidere di non rimanere più legati alla vita.
In ognuno di noi esisterebbero il Paradiso così come l'Inferno.
Come in una bilancia, le nostre scelte possono far oscillare la nostra coscienza sia nell'uno che nell'altro. La volontà di essere, essere ed esistere nella parte giusta, dipende solo dalle nostre scelte e non da come affrontiamo l'ultimo grande passo.
Ognuno di noi potrebbe raggiungere la pace, se solo provasse a cercarla.
Da evidenziare come tutto l'avvenimento avvenga nel momento della morte di Jacob - colpito dalla baionetta di un suo compagno sotto effetto della Scala - mentre questi si trova ancora in sala operatoria, durante la guerra. A sottolineare che il mondo onirico sfugge alle regole dello spazio e del tempo.

sabato 1 marzo 2014

Chi sei tu?

Bugie d'inchiostro
frammenti di penna.

Realtà di plasma
e assenza di percezioni.

Indossi un manto
di ruggine
per non inaridire.

I tuoi occhi profumano
di pioggia,
e levigano
i sensi
come fiori
di balsamo.

Cielo rosso,
odore di sangue.

Chi sei tu?

Un addensarsi
di nuvole sorde
e raptus
estatici.

"Gli spicchi di mela sono frammenti che il Bruco dimentica nelle sue gallerie. Qualche volta marciscono, qualche volta vengono ritrovati e altre volte si perdono per strada".

Nel giorno più buio

E passerò
inosservato
nel mondo.
Con gli occhi
tinti
di misericordia,
e un nastro blu
a sigillare
il mio addio.

Mi accosterò
a questi versi
come l’anziano
al proprio bastone,
e sarò il Gesù Cristo
nella solitudine
e nella miseria.

Non concederò
pietà a Dio
per i suoi peccati,
poiché fanno parte
del senso degli uomini.

Il mio ricordo
sarà un’ombra
che sussurrerà
ai cieli
parole di neve,
chiedendomi
quante vite
dovrò restituire
prima di poter
santificare
il mio nome.


"Gli spicchi di mela sono frammenti che il Bruco dimentica nelle sue gallerie. Qualche volta marciscono, qualche volta vengono ritrovati e altre volte si perdono per strada".